Davanti al tribunale di Dio - Romani 2,1–16
Due settimane fa, Leonardo ha concluso il primo capitolo della Lettera ai Romani, dove la depravazione dell'uomo era al centro dell'attenzione. Abbiamo imparato che a causa del peccato, l'umanità sopprime la conoscenza di Dio, anche se tutta la creazione grida che Egli esiste! Come ha detto bene Leo, gli atei non esistono.
Anziché cercare Dio, gli esseri umani cercano volontariamente il male, e quindi, Dio li abbandona alle loro menti depravate. Questo è il giudizio di Dio che si manifesta quando la volontà distorta dell'umanità la conduce sulla via della distruzione. Paolo descrive poi i peccati del mondo pagano con una lunga lista di ribellione, perversione e distorsione della verità, dove il male è dichiarato buono e il bene è dichiarato male. Allora, ora andiamo avanti nella lettura di questa lettera importanti, la lettera ai Romani, capitolo 2.
Immaginate di essere in un'aula di tribunale. Il giudice entra nella stanza. Tutti si alzano in piedi e la stanza cade nel silenzio. Il giudice prende posto e dice: “L'udienza è aperta”! Il Giudice Giusto, l'Altissimo Dio, presiede ora l'aula di tribunale. Il mondo pagano è appena stato posto sul banco degli imputati. I loro crimini sono stati letti e la loro ribellione contro Dio è stata smascherata. Sono…
“ricolmi di ogni ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia; pieni di invidia, di omicidio, di contesa, di frode, di malignità; calunniatori, maldicenti, abominevoli a Dio, insolenti, superbi, vanagloriosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza affetti naturali, spietati. Essi, pur conoscendo che secondo i decreti di Dio quelli che fanno tali cose sono degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette” (Romani 1,29-32).
Guardandosi intorno nella sala ci sono persone religiose. Ci sono cristiani ebrei. Ci sono persone moralmente rette. Persone che conoscono la legge di Dio. Persone che, mentre ascoltano il lungo elenco dei crimini commessi dai pagani, annuiscono con la testa in segno di approvazione. “È vero! Che vergogna! Che depravazione! Quelle persone sono colpevoli e sono degni di morte!”
Ora, subito dopo aver denunciato il peccato dei pagani nel capitolo 1, Paolo usa una trappola retorica. Il giudice si rivolge improvvisamente a coloro che pensano di stare solo assistendo al processo e dice: “Voi non siete spettatori qui. Anche voi siete imputati!” L'ascoltatore religioso pensa di stare semplicemente osservando il processo, ma Paolo ribalta la situazione in aula. Tutti sono sotto processo. Il problema non sono solo i peccati esteriori dei pagani! Il problema è anche il cuore religioso ipocrita! Nel versetto uno Paolo dice: “Voi giudicate gli altri, ma fate le stesse cose.” E così, tutti coloro che ascoltano si rendono conto che davanti al tribunale di Dio non ci sono spettatori, ma solo imputati! Perché? Perché quando ci presentiamo davanti al giudizio di Dio, tre verità diventano inevitabili. E la prima è che nessuno può fare il giudice.
1. Nessuno può fare il giudice
Ciò che Paolo sta facendo è smascherare il peccato di giudicare e criticare gli altri senza esaminare noi stessi. E quindi, nel giudicare gli altri, Paolo dice nel verso uno: “Tu condanni te stesso! Sei d'accordo sul fatto che i pagani siano colpevoli e meritino il giudizio di Dio. Ma il problema è che tu fai le stesse cose!”
Forse non nello stesso comportamento esteriore. Forse non sei pieno di invidia, o non uccidi fisicamente qualcuno. Ma se esaminassi il tuo cuore, le tue motivazioni, e le misurassi onestamente con la Parola di Dio, riconosceresti rapidamente che anche tu sei un peccatore. L'elenco dei peccati di Paolo nel capitolo uno non intende concentrarsi sulle azioni umane, ma sulla loro origine: il cuore umano. Questo è esattamente ciò che Gesù insegna nel discorso della montagna. Gesù dice che non è solo l'atto di uccidere che ti rende un uccisore, ma piuttosto l'odio nel tuo cuore verso un altro (Matteo 5,21). Questa è una cattiva notizia per tutti! Gesù disse che non è l'atto fisico dell'adulterio a renderti adultero, ma la lussuria nel tuo cuore (Matteo 5,27-28). Questa è una brutta notizia per tutti!
Mentre il pagano sopprime la conoscenza di Dio e vive come vuole, la persona ipocrita riconosce l'esistenza di Dio ma non riconosce il proprio bisogno di Lui. Invece di correre da Dio in segno di pentimento, costruisce barriere morali e si convince di essere migliore degli altri. Diventiamo dei moralisti. Ci mettiamo sul banco dei giudici e tutti gli altri sul banco degli imputati. Ma Paolo dice nel verso 4 che la nostra conoscenza di Dio e la nostra consapevolezza della sua pazienza e misericordia non dovrebbero portarci a giudicare gli altri. Piuttosto, dovrebbero portarci in ginocchio in umile pentimento.
Il defunto pastore, Timothy Keller dice che quando condanniamo gli altri mentre scusiamo noi stessi, finiamo per aggrapparci sia alla nostra ipocrisia che al nostro peccato. Entrambi sono sbagliati! Entrambi ci rendono completamente inadatti a giudicare gli altri. Quindi, davanti al tribunale di Dio, nessuno può emettere il giudizio.
Potresti chiederti: ma non dovremmo denunciare il male? Certo. Ma come sottolinea John Stott, Paolo non ci sta chiamando ad abbandonare il discernimento morale o a fingere che il peccato non esista. Piuttosto, ci sta proibendo di metterci nella posizione di giudici supremi sugli altri, soprattutto quando non riusciamo a giudicare noi stessi per prima. Quando lo facciamo, diventiamo ipocriti con un doppio faccia. Una persona ipocrita ama esigere standard elevati dagli altri, mentre si impone standard comodi per sé stessa. È bruttissimo ma lo facciamo spesso.
Forse giudichiamo l'etica lavorativa dei nostri colleghi, mentre il nostro cuore rimane amareggiato nei confronti del lavoro che il Signore ci ha dato. Forse giudichiamo i genitori con figli disobbedienti, mentre rischiamo di crescere noi stessi figli moralisti. Forse giudichiamo uno stile genitoriale che sembra severo, ma non richiediamo obbedienza ai nostri figli, come Dio ci ha chiesto di fare. Forse ci lamentiamo di quanto sia ingiusto il sistema italiano, ma poi cerchiamo di approfittarne di nascosto, persino delle persone che ci trattano bene. Forse guardiamo dall'alto in basso chi tradisce il proprio partner, ma poi clicchiamo su quel link che non dovremmo cliccare. Gli esempi sono un sacco!
Il punto è questo: il problema non è solo il peccato degli altri. Il problema è il nostro cuore che giudica gli altri mentre noi facciamo le stesse cose, peccando. Il peccato nasce nel cuore e trasgredisce la Legge (Giacomo 1,14–15). Cos'è la Legge? Amare Dio, perfettamente. Amare il prossimo come te stesso, perfettamente. Amare i tuoi nemici, perfettamente. La legge dell'uomo non lo richiede. Quella di Dio, sì (Luca 10,27).
In più, il nostro modo di giudicare gli altri è sempre un po' storto. Giudichiamo con informazioni incomplete, con ipocrisia, con orgoglio e per proteggere noi stessi. Ma il giudizio di Dio non è mai come il nostro perché, come Paolo dice nel versetto due, Dio giudica sempre secondo la verità.
È questo il punto: nel tribunale di Dio, nessuno siede sul seggio del giudice. Nel tribunale di Dio, il problema non è che siamo cattivi giudici. Il problema è che siamo gli imputati. La persona che pensava di puntare il dito contro l'imputato improvvisamente si rende conto di qualcosa di terrificante: si trova sul banco degli imputati. Quando ci presentiamo davanti al tribunale di Dio, nessuno può fare il giudice.
2. Nessuno ha privilegi
Se è vero che non siamo i giudici ma gli imputati, allora sorge immediatamente un'altra domanda. Quando ci troviamo davanti al tribunale di Dio, qualcuno riceve un trattamento speciale? Alcune persone hanno meritato un vantaggio? Paolo dice qui che nessuno ha privilegi.
Paolo spiega poi come Dio giudica. Il verso 6 dice che Dio ricompensa secondo le opere. Coloro che fanno il bene ricevono la vita eterna (7). Coloro che rifiutano la verità ricevono l'ira di Dio che si abbatte su di loro (8). Paolo dice che questo è vero prima per gli ebrei e poi per i greci. Perché? Perché gli ebrei avevano qualcosa che i pagani non avevano: la rivelazione diretta da parte di Dio. Avevano la Legge. Conoscevano i comandamenti di Dio. Comprendevano la sua volontà. Ma la conoscenza non li rendeva giusti. Al contrario, molti di loro divennero religiosi e morali, ma rimasero sotto l'ira di Dio. Perché? Perché credevano che, poiché conoscevano la Legge e cercavano di obbedirle, si erano guadagnati un posto speciale alla tavola di Dio. Credevano che la loro obbedienza e la loro moralità accumulassero favore davanti a Dio. Ma Paolo dice chiaramente nel verso cinque che l’unica cosa che avevano accumulato per se stessi era ira, l’ira di Dio. Forse non vivevano come pagani depravati, almeno non esteriormente. Ma anche loro erano colpevoli davanti al Giudice eternamente Santo, buono e giusto. È vero che i versi sei e sette dicono che se qualcuno obbedisce perfettamente alla legge, sarà giustificato e riceverà la vita eterna. Ma nessuno lo fa, come ci dirà Paolo più avanti nella nostra serie (Rom 3,20).
Amici, ecco il punto: la religione non ci dà alcun vantaggio legale davanti al tribunale di Dio! Il privilegio ebraico non salva nessuno. Il privilegio cristiano non salva nessuno. Conoscere la teologia non salva. Crescere in chiesa non salva. La sola conoscenza non può rimuovere la colpa davanti a un giudice santo! I criminali spesso sanno che il crimine che hanno commesso era illegale! Quella conoscenza non può salvarli, perché sono comunque colpevoli. Ma se Dio giudica secondo la verità, e lo farà perché EGLI È la verità, allora nessuna posizione religiosa o atteggiamento morale può proteggerci davanti al suo tribunale. Gli esseri umani non possono salvarsi dall'ira di Dio. Punto!
Immaginate qualcuno in piedi in tribunale. È qualcuno che pensava di stare osservando il processo in tutta sicurezza. Ora si rende conto di essere lui stesso sotto processo. Potrebbe alzarsi per difendersi dicendo: "Ma io vengo da una buona famiglia!" "Ho studiato legge!" "Conosco le dottrine della grazia!" "Posso spiegare il carattere del giudice!" Il giudice risponde... "Questo non cambia assolutamente NULLA. La legge si applica a TUTTI!"
Amici, davanti al tribunale di Dio, nessuno ha privilegi. Dio è un giudice perfettamente imparziale. Potresti pensare di essere migliore degli altri. Potresti pensare che la tua moralità ti ponga al di sopra delle persone secolari nella nostra cultura. Ma davanti al tribunale di Dio, nessuno merita un trattamento speciale. Perché il problema non è il comportamento, né l'aver acquisito più conoscenze degli altri, né l'aver svolto il proprio dovere religioso o morale in modo più disciplinato degli altri! No, il problema è il cuore umano. E il cuore sarà completamente esposto nel giorno del giudizio. E questo ci porta direttamente al punto finale di Paolo, un punto più sobrio ma anche pieno di speranza.
3. Tutti compariranno davanti a Cristo
Davanti al tribunale di Dio, tutti compariranno davanti a Cristo. Il versetto 16 ci dice che nel giorno del giudizio non saranno rivelate solo le nostre azioni pubbliche, ma anche i segreti dei nostri cuori, che saranno svelati davanti a Gesù Cristo. Nulla rimarrà nascosto. Gesù stesso disse in Luca 8,17: “Poiché non c’è nulla di nascosto che non debba manifestarsi, né di segreto che non debba essere conosciuto e venire alla luce” (cfr. Luca 12,2-3; Matteo 12,36).
Nei tribunali umani le prove sono spesso limitate. I testimoni possono mentire. Possono distorcere la verità. Possono scegliere di rimanere in silenzio. Alcuni crimini possono essere nascosti, altri minimizzati, alcuni addirittura giustificati. Ma nell'aula di tribunale di Dio... nulla rimane nascosto. Paolo fa eco a ciò che l'Antico Testamento già avvertiva in Ecclesiaste 12,14: “Dio, infatti, farà venire in giudizio ogni opera, tutto ciò che è occulto, sia bene, sia male.” Paolo dice che anche i segreti del cuore saranno rivelati. Perché, come dice l'autore della Lettera agli Ebrei: “E non v’è nessuna creatura che possa nascondersi davanti a lui; ma tutte le cose sono nude e scoperte davanti agli occhi di colui al quale dobbiamo rendere conto (Ebrei 4,13).”
In altre parole, fratelli e sorelle, possiamo nascondere i nostri peccati agli altri. Possiamo diventare molto bravi a farlo. Possiamo persino nascondere i nostri peccati a noi stessi! Ma ascoltate bene: nulla è nascosto a Dio.
Siamo tutti consapevoli che i nostri smartphone ci ascoltano. La nostra Amazon Aurora a casa ci ascolta sempre. I nostri telefoni registrano i nostri movimenti. I nostri dati sono memorizzati da qualche parte. Quando usi il GPS mentre guidi, il tuo smartphone sente le parole che dici alle altre persone nel traffico! Oppure pensa alle conversazioni private che hai al telefono con un amico: a volte dici cose che non diresti mai davanti a tutti. Oppure, quando portate il telefono con voi in bagno, sente i rumori che escono dal vostro corpo! Vorresti che fosse riprodotto in modo che tutti possano sentirlo? Se fossero stati presentati a tutti, ci metterebbe a disagio. Vero? Ebbene, ciò che Paolo sta dicendo è che, possiamo spegnere Aurora, possiamo spegnere il telefono per nasconderci, ma davanti a Dio nulla è nascosto. Dio conosce ogni azione, ogni parola e ogni pensiero che abbiamo mai avuto e che mai avremo. E un giorno saremo chiamati a rispondere di tutto questo davanti al tribunale di Dio. Sembra terrificante?
Perché Paolo ci dice questo? Perché il Vangelo lo richiede. La buona notizia della salvezza di Dio sia per gli ebrei che per i greci richiede innanzitutto la rivelazione del cuore umano! Paolo sta spogliandoci di ogni illusione di giustizia propria. Paolo vuole che vediamo il nostro disperato bisogno della grazia di Dio, mentre ci prepara a ciò che presto rivelerà nel capitolo tre. Questo perché, prima che qualcuno possa comprendere la grazia di Dio, deve comprendere la propria colpa davanti a lui.
Il pagano è colpevole. La persona religiosa è colpevole. È così, ogni tentativo umano di giustificarci crolla nel tribunale di Dio, dove nessuno può fare il giudice. Dove nessuno ha meritato privilegi. E dove davanti a Cristo, tutto ciò che abbiamo fatto apparirà per dimostrare che tutti sono condannati. Non avete amato Dio perfettamente? colpevole. Non avete amato il prossimo perfettamente: colpevole. Tutti noi: colpevoli. Abbiamo bisogno di essere salvati.
In conclusione: Roma nun se salva da sola. La nostra è una città piena di religione. Molte persone pensano di essere al sicuro davanti a Dio perché partecipano alle pratiche religiose, oppure perché appartengono a una chiesa storica. Paolo dice di no. L'attività religiosa senza il Vangelo non può salvare. Allo stesso tempo, la nostra cultura secolare cerca di evitare del tutto il concetto di giudizio. La gente vuole parlare solo dell'amore di Dio, ma mai della sua giustizia divina. Amici, la Parola di Dio rifiuta di separare le due cose. Ci dice che lo stesso Dio che ama il mondo giudicherà il mondo. E questo perché Dio è amore! La consapevolezza di questo dovrebbe spingerci non all'orgoglio, ma al pentimento, a sperare nella buona notizia del Vangelo. Ed il Vangelo annuncia qualcosa di incredibile. Ascoltate bene.
Il Giudice che un giorno rivelerà ogni segreto è entrato nel nostro mondo per salvare i peccatori. Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto carne, ha preso il posto dell'imputato. Ha amato perfettamente Dio, il prossimo, e persino i suoi nemici. Eppure, sulla croce, l'innocente è stato condannato al posto nostro. L'ira di Dio è caduta su di lui affinché i colpevoli potessero essere perdonati. Cristo ha preso su di sé il nostro giudizio, affinché la sua giustizia potesse essere data a coloro che confidano in lui. Il giorno in cui staremo davanti a Cristo, non avremo bisogno di essere giudici. Non avremo bisogno di meriti religiosi. Non avremo bisogno della nostra giustizia. Avremo bisogno solo di una cosa: essere coperti dal sangue di Cristo e rivestiti della sua giustizia.
Amici, un giorno vi presenterete davanti al tribunale di Dio. Solo una domanda avrà importanza: vi presentate nella vostra giustizia o in quella di Cristo, l’unico che ha meritato privilegi? Non lasciatevi distrarre dal male degli altri al punto da non vedere il male nel vostro cuore. La buona notizia è che oggi potete confessare davanti al Giudice, confessare di essere colpevoli e affidarvi alla misericordia di Colui che ha tutta l’autorità per perdonare. Egli è il Giudice che può perdonare sia il pagano più malvagio sia il peccatore più religioso. Avete confessato? Lo farete oggi? Spero di si.
Romani redenti:
Riposiamo nella giustizia ricevuta (viviamo in pace perché siamo giustificati in Cristo, non da noi stessi)
Onoriamo Dio sempre (Tutta la vita diventa risposta di gratitudine alla sua grazia)
Mortifichiamo il peccato (Perché in Cristo non siamo più schiavi, ma liberi di combatterlo)
Amiamoci gli uni gli altri (La grazia ricevuta si manifesta in amore concreto nella chiesa)
Nutriamo una vita rinnovata (La mente trasformata dallo Spirito guida una vita nuova)
Incoraggiamo la testimonianza dell'evangelo (Viviamo e annunciamo il vangelo nel mondo che Dio ama)