Sei vivo o morto? - Romani 5,12-6,14

Sei vivo o morto? - Romani 5,12-6,14
Leonardo De Chirico

Se sei qui è perché sei vivo, grazie a Dio. Sei vivo perché hai i parametri vitali attivi: il cuore batte, il respiro c’è, la pressione è accettabile, la temperatura è adeguata. Noi definiamo morto chi non ha questi parametri vitali. Ciò detto, questo testo suggerisce un altro set di parametri vitali e quindi cambia la nostra definizione di vita e di morte. Ecco i parametri: sei vivo se sei in Cristo, sei morto se sei solo in Adamo.

 

Cosa vuol dire? Intanto facciamo un piccolo passo indietro e vediamo a che punto siamo della lettera. Paolo scrive alla chiesa di Roma in cui ci sono tensioni e conflitti tra credenti giudei e credenti non giudei. Per aiutarli a superare le frizioni, Paolo ripredica loro il vangelo di Cristo. Invece di provare a risolvere i loro problemi con i loro strumenti e argomenti, li invita a cambiare i parametri. Non devono più guardarsi come la loro cultura li ha educati a fare, ma devono guardarsi e trattarsi come Dio li vede e tratta. Davanti a Dio sono tutti peccatori senza distinzione e senza scuse; davanti a Dio, sono tutti salvati per fede soltanto da Gesù Cristo soltanto. Questo è il cambio di prospettiva: Dio li ha giustificati in Cristo perché nessuno è migliore o peggiore. Questo è il nuovo parametro.

 

Alla luce di questo nuovo parametro, Paolo dice loro che appartengono alla stessa famiglia che ha Abramo come padre di tutti i credenti (cap. 4). Non sono nemici, ma membri della stessa famiglia che ha trovato pace con Dio e gli uni con gli altri, può gioire nelle prove, può sperare nelle afflizioni (5,1-11). Il cristianesimo non è un’aggiunta a quello che già sappiamo, un miglioramento di quello che siamo, un passetto in più di dove siamo: queste sono le religioni! No, il cristianesimo è un cambio di parametro: bisogna ripartire dalla visuale di Dio su di noi e sul mondo, dalla parola di Dio e non dalla nostra, dalla buona notizia di Dio che in Gesù siamo giustificati per fede!

 

Nel testo che abbiamo letto, Paolo approfondisce ancora di più i nuovi parametri della vita. Se al capitolo 4 aveva aperto una finestra sul nostro essere parte della famiglia di Abramo, ora ne apre una ancora più grande per parlare della nostra relazione addirittura con Adamo.

 

1. Se sei vivo (in Adamo), sei in realtà morto

Adamo è il primo uomo e la storia della creazione è raccontata in Genesi 1-2. Adamo ed Eva furono creati come la prima coppia umana. Loro non furono solo i primi esseri umani, ma in un certo senso i rappresentanti di tutta l’umanità. Loro peccarono contro Dio (Genesi 3) e quello che fecero ha avuto una ripercussione su tutti noi. Qui Paolo dice che il nostro problema, cioè il peccato che ci rende inescusabili, ha un’origine antica (vv.1,17a,18,19a). Adamo, il primo uomo, il rappresentante di tutti gli uomini, peccò e quello che lui ha commesso ha avuto un impatto su tutti i suoi discendenti. Le conseguenze, la colpa e quindi la condanna del peccato sono passate da lui a tutti noi.

 

La legge è intervenuta ma non è stata in grado di risolvere il problema: l’ha solo amplificato e reso più evidente (v.20). Col peccato di Adamo, la morte è entrata nel mondo. Si può dire che da Adamo ereditiamo la vita nei parametri vitali (battito, respiro, ecc.) e la morte nei parametri spirituali (peccato, giudizio). Siamo vivi in Adamo, ma in realtà siamo anche morti in Adamo.

 

Paolo dice che se da Adamo abbiamo ereditato la morte, da Gesù Cristo abbiamo ricevuto la vita. Adamo è il primo uomo ma è solo una figura di chi sarebbe venuto dopo, Gesù. Gesù Cristo ha portato la grazia e l’ha promessa in eredità ai credenti (vv. 15b,17,18b,19b,21).

 

In Adamo la morte è passata a tutti. In Cristo la vita è abbondata su molti: i credenti (v.15). Da Adamo abbiamo ricevuto la giusta condanna; da Cristo abbiamo ricevuto la giustificazione (v.16). In Adamo siamo sotto il regno della morte; in Cristo regniamo nella vita (v.17). È bastato un peccato solo per devastare tutto; è bastato un solo atto di giustizia per riparare tutto (v.18). Una disubbidienza ha rotto; un’ubbidienza ha riparato (v.19). Siamo morti in Adamo, ma vivi in Cristo. Se rimaniamo in Adamo soltanto, abbiamo i parametri vitali del cuore e del respiro per un tempo, ma siamo morti nel peccato per sempre. Vivi ma morti. Al contrario, se siamo in Cristo, siamo vivi in Lui ora e per sempre. Non guardare alla tua vita solo con i parametri vitali di Adamo: assicurati di essere in Cristo per avere la vita di Cristo in te.

 

2. Se sei morto (in Cristo), sei in realtà vivo

La domanda che sorge è: come si diventa vivi? Cioè: noi siamo morti in Adamo, ma come riceviamo la vita in Cristo? Questa è stata la domanda diretta di Nicodemo a Gesù (Giovanni 3) e questo è il tema della prima parte del cap. 6. Qui la Parola ci apre un’altra finestra sui parametri vitali divini. Noi nasciamo in Adamo e rinasciamo in Cristo.

 

Adamo ha ricevuto la vita ma è morto a causa del suo peccato. Cristo è morto per i nostri peccati ed è risorto per la nostra giustificazione. Chi riceve la vita è perché da essere in Adamo condannato passa ad essere in Cristo giusto che giustifica. Muore con lui e con lui risorge a nuova vita (6,2-5). Il battesimo cristiano è un segno della morte con Cristo a cui segue la vita in Cristo.

 

Chi è morto con Cristo, muore al peccato e riceve la vita libera dal peccato (v.7). L’unione con Adamo ci ha portato la morte, l’unione con Cristo ci ha donato la vita. L’unione con Adamo ci ha resi schiavi del peccato (v.6b), l’unione con Cristo ci permette di essere al servizio della giustizia (v.13b). L’unione con Adamo ci ha al massimo messi sotto la legge, l’unione con Cristo ci ha fatti entrare nel regno della grazia (v.14).

 

Chi è vivo in Adamo, in realtà è morto. Chi è morto in Cristo, in realtà è vivo: i credenti sono “morti fatti viventi” (v.13). Questo è il parametro vitale decisivo. Morto in Cristo, vivo in Cristo. Sempre con Cristo, unito a Lui. Domanda: sei vivo in Cristo?

 

Questo è il parametro che i credenti a Roma dovevano riscoprire per affrontare i loro conflitti e le prove. Se non partiamo dal vangelo, sempre, rimaniamo dentro una gabbia che ci imprigiona e i problemi, invece di risolversi, diventano più complicati.

 

Roma non si salva da sola, tu non ti salvi da sola, ma morendo a te stesso e rinascendo in Cristo e con Cristo, ecco che si aprono le porte di un nuovo mondo – quello della grazia di Dio dove c’è pace, gloria e speranza. Se le chiese evangeliche, noi compresi, non assimiliamo questi parametri e viviamo con essi, la nostra presenza a Roma sarà superflua. Se, al contrario, entriamo nel vangelo, dal vangelo si sprigionerà una energia che avrà un effetto detonatore per aprire una stagione di riforma secondo l’evangelo.

 


Grazie a tutti coloro che sostengono la Chiesa Breccia di Roma con le loro offerte.