Cosa significa essere liberi? - Romani 6,15-7,6

Cosa significa essere liberi? - Romani 6,15-7,6
Nahin Florez

Ci troviamo davanti alla Lettera ai Romani, considerata da molti la più importante tra le lettere di Paolo, perché presenta in modo profondo il Vangelo di Gesù Cristo. E non solo, e la lettera più studiata da figure rilevanti della storia della teologia, da Agostino fino a Karl Barth, passando per Abelardo, Lutero e Calvino, e tanti altri. In alcune occasioni è stata considerata un compendio di dottrine cristiane che trascendono il tempo, come direbbe Melantone. 

La stessa lettera ai Romani è di fatto il più antico documento che attesta l'esistenza della comunità cristiana di Roma in questa città. In essa Paolo afferma che la comunità romana esiste da molti anni (15: 23). Ed è proprio ai cristiani che vivevano nella capitale dell’Impero che l’apostolo Paolo indirizza la sua lettera. Li saluta come “amati da Dio e chiamati a essere santi” (Rom 1:7), riconoscendo loro come il popolo consacrato al Signore. E ringrazia Dio per tutti loro, perché “della vostra fede si parla in tutto il mondo” (Rom 1:8). 

E quando studiamo e guardiamo questa lettera ci rendiamo conto che siamo davanti ad un grande affresco: l’apostolo Paolo ci fa entrare in questo mondo d’immagini che una dopo l’altra, ci permettono di contemplare la ricchezza, l’altezza e la profondità della salvezza in Cristo, perché ogni immagine di questo affresco racconta qualcosa di specifico e tutte insieme annunciano la salvezza per grazia soltanto. L'apostolo cerca di descrivere ciò che in realtà, non è facile da descrivere, e per questo che si aiuta d’immagini. E guardando da vicino queste immagini l’apostolo afferma: “Cristo ci ha giustificati”; da un'altra: “Cristo ci ha salvati”; e da un'altra ancora: “Cristo ci ha riconciliati”. E tutte queste immagini esprimono un'unica realtà: quello che Cristo ha fatto sulla croce per l'umanità gratuitamente, per grazia soltanto. 

E quando arriviamo ai capitoli 6 e 7 di questa lettera comprendiamo qualcosa di straordinario: non siamo davanti a una semplice immagine, ma siamo davanti a una vera opera d’arte con un titolo preciso: Cosa significa essere liberi? 

● Liberi perché uniti a Cristo(6: 15-23) 

● Liberi grazie alla morte di Cristo (7: 1-6) 

Vediamo la prima immagine di questa grande affresco: Liberi perché uniti a Cristo 

L'apostolo inizia nel versetto 15 dicendo: “Che faremo dunque? Peccheremo forse perché non siamo sotto la legge ma sotto la grazia? No di certo!” 

Allora, l'apostolo Paolo ha già iniziato dal capitolo 3 a usare una tecnica retorica tipica dell’antichità chiamata diatriba, che consiste in uno stile di argomentazione, dove l’autore pone delle domande, anticipa le obiezioni e dà una risposta lui stesso. 

E l’apostolo Paolo usa diverse volte questa tecnica retorica nella lettera: dove pone delle domande, anticipa le obiezioni e risponde lui stesso per guidarci nel suo ragionamento. 

Nel capitolo 3 domanda: “Qual è dunque il vantaggio?” e “Dove sta dunque il vanto?”. Poi, nel capitolo 4, continua con: “Che diremo dunque?”. Attraverso queste domande, l’apostolo ci fa comprendere più chiaramente il messaggio del vangelo. E arrivando al capitolo 5 l'apostolo Paolo afferma che, come per la trasgressione di un solo uomo la condanna si è estesa a tutti, così per l’atto di giustizia di uno solo (di Cristo) la giustificazione che dà vita è offerta a tutti. 

A questo punto anticipa una possibile obiezione con una risposta: “Che diremo dunque? Rimarremo forse nel peccato affinché la grazia abbondi? No di certo!”. L'apostolo Paolo vuole mostrare che la grazia di Dio non è un incoraggiamento al peccato, ma la liberazione dal suo dominio, perché siamo stati schiavi del peccato. 

E così arriviamo alla nostra domanda: Che faremo dunque? Peccheremmo forse perché non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia? No di certo! Non sapete voi che sì vi offrite a qualcuno come schiavi per ubbidirgli, siete schiavi di colui a cui ubbidite: o del peccato che conduce alla morte o dell'ubbidienza che conduce alla giustizia? 

In questo passo l’apostolo Paolo utilizza l’analogia della schiavitù per spiegare il cambiamento radicale avvenuto nella nostra vita. Nessuno vive senza un padrone: 

● o siamo schiavi del peccato, ubbidendo ai suoi desideri e andando verso la morte, 

● oppure apparteniamo a Cristo che ci ha liberati di questa schiavitù, vivendo nell’ubbidienza che conduce alla giustizia. 

Allora, esistono solo due realtà spirituali nelle quali ogni uomo si trova oggi. Non c’è una posizione neutrale. O sei schiavo del peccato, oppure sei servo di Cristo. 

Quale di queste due realtà descrive oggi la tua vita? Sei veramente libero? 

● Da una parte ci dice l’apostolo Paolo che c’è la realtà nella quale il peccato è il tuo padrone. I tuoi desideri sono guidati dal peccato, il tuo cuore è dominato dalle iniquità e tutto te stesso, la tua vita, il tuo corpo è messo al servizio dell’impurità. Vivi lontano dalla giustizia di Dio e il frutto della tua vita produce vergogna e morte. Questa è la realtà di chi è ancora schiavo del peccato, perché il salario del peccato è la morte. 

● Dall’altra parte c’è la realtà di chi appartiene a Cristo. Cristo ti ha liberato dal dominio del peccato e dal potere delle tenebre dice l’apostolo Paolo. Ora il peccato non è più il tuo padrone: appartieni a Cristo e servi la giustizia. Il tuo corpo, ogni parte di te e tutta la tua vita non sono più al servizio dell’impurità, ma sono presentati a Dio per la santificazione. Sei stato liberato dal peccato e sei diventato servo di Dio. E il frutto di questa nuova vita è la santificazione, che conduce alla vita eterna. Infatti, il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore. 

Ricorda: Ogni parte di te appartiene a qualcuno: o al peccato, oppure a Dio. Per questo l’apostolo Paolo ci esorta a presentare noi stessi a Dio come strumenti di giustizia per la santificazione. Prima, il peccato esercitava su di noi il suo potere come un padrone tirannico; ora, invece apparteniamo a Cristo e siamo uniti a lui, e la nostra vita deve riflettere questa nuova appartenenza. 

E proprio qui si inserisce la nostra realtà quotidiana: anche se siamo stati trasferiti nella nuova realtà in cui regna Cristo, la giustizia, la grazia e la vita, noi continuiamo comunque a vivere in mezzo a questo mondo dove governa, la morte. Ma noi, che siamo stati liberati, non viviamo più come schiavi senza speranza, perché Cristo ci ha già liberati dal loro dominio. Perciò il peccato non ha più autorità su di noi e non può più reclamare la nostra appartenenza. Noi ora apparteniamo a Cristo: e proprio per questo siamo chiamati a vivere ogni giorno in santità, a vivere con coerenza nel nostro posto di lavoro, a scuola, nell’università… lasciando che tutta la nostra vita diventi strumento di giustizia per Dio. 

Se questa è la tua realtà: libero perché sei unito a Cristo, allora voglio chiederti: 

● come stai usando il tuo tempo, la tua mente e il tuo cuore al servizio della giustizia per la santificazione? 

● Dove corrono i tuoi piedi? Sono pronti a correre per annunciare il Vangelo, il vangelo di Gesu Cristo nel tuo posto di lavoro, all’università? 

● Che cosa esce dalla tua bocca? Parole che edificano, parole di amore, oppure parole che uccidono? Basta una parola fuori posto per ferire. 

● Che cosa guardano i tuoi occhi nell’ intimità? O cosa non vogliono guardare i tuoi occhi quando vedi necessità e chiudi gli occhi? 

● Che cosa fanno le tue mani? Sono pronte a ferire e minacciare, oppure sono pronte ad abbracciare, servire e perdonare? 

● Se sei liberato e unito a Cristo hai dei doni preziosi, che sono per il servizio della chiesa, non sono per te, sono per il servizio della chiesa, come gli stai usando? 

● Come stai usando tutto te stesso per servire e amare questa città di Roma? 

E se tutto questo non fosse ancora così chiaro, l’apostolo Paolo ci presenta un’altra analogia all’interno di questo grande affresco: quella del matrimonio. Nel capitolo 7 usa proprio l’immagine del legame matrimoniale per spiegare come, attraverso la morte di Cristo, siamo stati liberati dalla legge per appartenere a un altro, cioè a Cristo risorto. 

● Quindi: Liberi grazie alla morte di Cristo (7: 1-6) 

E l’apostolo proprio inizia dicendo, attenzione, parlo alle persone che hanno conoscenza della legge: ignorate forse che la legge ha potere sull’uomo per tutto il tempo che egli vive? 

Di nuovo, fa una domanda, una obiezioni e risponde lui stesso: e per farlo in modo chiaro che tutti siano capaci di capire il suo ragionamento: mostra un’altra analogia, non quella della schiavitù ma quella del matrimonio, una analogia logica dicendo che: la donna sposata è legata per legge al marito mentre egli vive, ma, se il marito muore, la donna è sciolta dalle legge. Molto logico, giusto? Però, se il marito è in vita, e lei diventa moglie di un’altro uomo sarà chiamata adultera, però se il marito muore ella è libera da quella legge che la legava, e così non è adultera se diventa moglie di un altro uomo. 

E questa analogia del matrimonio vale anche per gli uomini, non sono sciolti da questa legge 

Questa analogia serve proprio come esempio per dirci a noi: Qual è la nostra nuova realtà in Cristo. Cosa significa essere liberi! Liberi grazie alla morte di Cristo. 

L'apostolo lo dice in questo modo: fratelli, anche voi, anche noi, siamo stati messi a morte mediante il corpo di Cristo per appartenere a un altro, cioè a colui che è risuscitato dai morti, ossia, apparteniamo a Dio affinché portiamo frutto a Dio. 

Quindi, sta riprendendo ancora una volta il contrasto tra la vecchia realtà e quella nuova realtà uniti a Cristo grazie alla sua morte. 

● Prima, quando vivevamo nella carne, le passioni peccaminose, risvegliate dalla legge, ha messo in luce il nostro peccato, quello che era nascosto è diventato scoperto; e quello agiva nel nostro cuore, nella nostra mente e in tutto il nostro essere, produceva frutti che conduce alla morte. 

● Ma ora, la situazione è cambiata, la situazione è stata capovolta: siamo stati liberati da ciò che ci teneva schiavi e ci portava alla morte. Non serviamo più nella vecchia realtà della lettera, ma nella nuova realtà dello Spirito. Ed è lo Spirito di Dio che opera in noi, che ci trasforma, che ci sostiene, assicurandoci la vittoria finale sulla morte. Perché è stato uno che ha vinto sulla morte, Gesù Cristo 

Allora, voglio chiederti, a quale realtà appartiene la tua vita: 

- Se sei ancora schiavo del peccato, e c’e questa legge che ti lega, cosa ti impedisce di essere liberato da questa schiavitù, da questa legge? 

Il Vangelo che annuncia l’apostolo Paolo a Roma ha una buona notizia per te: Cristo è morto per i tuoi peccati ed è risorto per tua giustificazione, per renderti giusto davanti a lui. 

Questa è la buona notizia: eri schiavo, eri in catene, eri legato alla legge? Cristo ha spezzato le tue catene, ha comprato la tua libertà con il suo sangue, ha cancellato i tuoi debiti, ha sciolto quello che ti teneva legato per la legge. E se confessi con la tua bocca che Gesù è il tuo Signore e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti sarai salvato, sarai liberato dalle tue catene. Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, perché la legge dello Spirito della vita in Cristo ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte. 

- Allora, se invece la tua realtà appartiene già a Cristo, voglio chiederti: 

● Stai riposando in questa nuova realtà ricevuta? 

● Stai onorando Dio con le tue forze, con la tua mente, con il tuo cuore, nella crescita della santificazione? 

● Stai mortificando il peccato? lottando con le tue passioni peccaminose? 

● Stai amando questa città di Roma che ha bisogno di vite trasformate dal vangelo? 

● Stai nutrendo la tua vita rinnovata in Cristo sapendo che non solo di pane vivrà l’uomo ma d'ogni parola che esce dalla bocca di Dio? 

● Stai incoraggiando la testimonianza del vangelo in questa città? 

● Ricordati di non vergognarti di testimoniare il vangelo di Gesù Cristo perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede. 

Che il Signore ci dia la forza per camminare in questa nuova realtà trasformata dal vangelo e di continuare a testimoniare le buone notizie in questa città di Roma. 


Grazie a tutti coloro che sostengono la Chiesa Breccia di Roma con le loro offerte.