Giustificati in Gesù, e ora? - Romani 5,1-11
Bimbi sapete cos’è questo? (mostra il mignolo) Questo non è solo un dito o solo un mignolo. Nella mia infanzia ed in quella di alcuni di voi, questo era uno strumento di riconciliazione. Quando due bambini avevano bisticciato per qualcosa, prima di tornare alla normalità, c’era bisogno di riconciliarsi intrecciando le dita e cantando una canzone. Non si poteva continuare a giocare insieme se prima non si era tornati in pace. La riconciliazione portava con sé una nuova stagione. Una nuova fase in cui, con cuore felice, si poteva tornare a giocare insieme.
Nel testo di oggi Paolo ci porta a scoprire il grande beneficio della giustificazione per il peccatore, ovvero gli effetti della riconciliazione con Dio Padre attraverso la fede nel sacrificio di Gesù Cristo.
Ricordiamoci dove siamo; Paolo sta scrivendo negli ultimi anni del Suo ministero. La chiesa di Roma esisteva da diverso tempo ed era costituita da cristiani di origine ebraica e non-ebraica. Tra questi due gruppi, c’era tensione e divisione su cosa fosse lecito mangiare e cosa non lo fosse (cap.14) o su quali tradizioni si dovessero rispettare. Il rischio di una rottura e di una separazione era reale. L’apostolo scrive questa lettera avendo bene in mente la soluzione a questa tensione, il vangelo. Paolo non si limita ad un “cercate di andare d’accordo”, ma predica ai romani il vangelo di Cristo: tutte le nazioni sono intrappolate nel peccato, tutti sono caduti nell’idolatria, ebrei e gentili. Nessuno è migliore dell’altro ma tutti sono dichiarati colpevoli davanti al Dio Santo. La buona notizia è che anziché dichiarare l’umanità colpevole, Dio Figlio è venuto come il messia d’Israele a morire al posto di tutte le persone che pongono la propria fede in Lui. Gesù è diventato come noi affinché noi potessimo diventare come Lui. Non per opere, non per appartenenza, non per cultura o tradizione, ma per la sola fede in Gesù Cristo siamo Giustificati. Paolo scrive che attraverso quello che Gesù ha fatto per noi, tutto si trasforma. Come abbiamo ascoltato nelle domeniche precedenti, ci è stato dato un nuovo status di giusti davanti a Dio e perdonati. Giustificati, come abbiamo visto nel capitolo 4, siamo stati inseriti in una nuova famiglia spirituale, quella del patto con Dio in Abramo e, come vedremo oggi, ci apriamo ad un nuovo futuro con una vita trasformata. Siamo stati giustificati, siamo riconciliati con il Padre in Cristo, ed in questa nuova natura sperimentiamo la pace, viviamo la grazia e miriamo alla gloria.
1. Sperimentiamo la pace (1;8-10)
Attraverso la giustificazione, abbiamo pace con Dio (v1). Dio Padre, ci dice l’apostolo, ha mostrato il suo amore per la chiesa mandando Suo Figlio a morire per i cristiani prima ancora del loro pentimento (v8). Questa è la buona notizia della giustificazione per fede che salva dall’ira (V9). Infatti, prima di questo atto da parte del Signore, il nostro stato era quello di nemici di Dio (v10). Tuttavia, mentre ancora eravamo contro di Lui, Cristo ha agito e ci ha riconciliati ed ora la nostra pace si poggia sulla Sua vita (v10).
La giustificazione è un vero e proprio atto d’amore che si è mostrato in un’azione unilaterale di Dio. È Lui che ha agito per spezzare la condizione di inimicizia prima ancora del pentimento dell’uomo. Non è stato lo sforzo della chiesa, ci mostra Paolo, o la sua capacità di cercare Dio attraverso le tradizioni o le sue conoscenze a portarla alla salvezza, ma l’azione di Dio Padre che ha mandato Suo Figlio per essere l’agnello sacrificale.
Per la fede nel Salvatore Gesù Cristo siamo giustificati ed abbiamo pace con Dio. Se prima eravamo nemici (Col 1,20-21) ora sperimentiamo la sua Shalom (Num 6) che è sinonimo di pienezza, giustizia, dignità e fioritura. La Shalom di Dio è Gesù Cristo stesso (Ef 2,14) nel quale si sono adempiute le promesse di pace, di unione e di amicizia che Dio aveva fatto al Suo Popolo. Nella chiesa di Roma in conflitto, spezzata dalle divergenze, l’evangelo porta la pace con Dio, che non si ferma al cuore del credente ma agisce nella chiesa ed avanza attraverso il regno di Dio.
Non c’era spazio nella chiesa di Roma per l’inimicizia perché Cristo ha riconciliato. Lui ha agito per primo abbattendo i muri di separazione tra etnie, classi sociali, popoli diversi, generi e generazioni per farne un solo popolo, la sua chiesa (Col 3,15). Anche oggi non c’è spazio per l’inimicizia. Nella Roma di oggi possiamo sperimentare vite riconciliate e portatrici della Pace di Dio. Nelle nostre vite personali, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro e nelle nostre chiese possiamo sperimentare la shalom di Dio. Anche dove tutto sembra difficile, dove le lacerazioni sembrano senza via di uscita, Gesù ci ha lasciato la Sua Pace (Giov 14,27). Trasformati dallo Spirito Santo, impariamo a vivere vite di pace, domate da Dio, riconciliate dal vangelo e preparate a trasmettere la Shalom di Dio a questa città.
2. Viviamo la grazia (2-5)
Oltre alla pace, per fede abbiamo accesso alla grazia nella quale possiamo stare fermi (v2). Ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio futura (v2) ma ci gloriamo anche nelle afflizioni sapendo che in Cristo esse alimentano la pazienza, l’esperienza e la speranza stessa (v 3-4). Questa speranza non delude perché è confermata dallo Spirito Santo nel cuore dei suoi figli (v5).
La grazia è il dono di Dio per l’uomo. Paolo nei capitoli precedenti ha già detto che siamo salvati per grazia attraverso la fede. Ora nel capitolo cinque ci mostra come la giustificazione ci accompagna anche in uno stato presente di grazia. E cioè, che attraverso lo Spirito Santo che è stato sparso nei nostri cuori possiamo sperimentare la viva speranza in Cristo (1Pt 1,3-5). Una speranza sempre presente, anche nelle afflizioni (1Pt 1,6-7). Con la giustificazione ci dice l’apostolo, avviene un’inversione di paradigma: la speranza non dipende dalle situazioni che viviamo oggi ma dalla prospettiva certa della vittoria di Gesù Cristo sul peccato. La grazia è attiva nelle nostre vite e porta frutto nell’opera dello Spirito Santo nei cuori. Avviene così che le afflizioni diventano uno strumento di santificazione, un tempo per essere preparati nella pazienza e nell’esperienza. Un’opportunità per accrescere la speranza nel ritorno del Salvatore.
Cosa significava per la chiesa di Roma al tempo? Voleva dire avere tutti gli strumenti per non vivere la prova e la sfida della diversità con passività o con disperazione. Voleva dire poter stare fermi nella certezza di Cristo avendo in Lui tutti gli strumenti per combattere il tribalismo che si era creato. Non era l’imperatore Claudio che aveva causato le tensioni della chiesa, era il cuore che doveva essere cambiato. La soluzione era il vangelo di Gesù. Essere giustificati da Cristo voleva dire vivere in questo stato di grazia che permette di non perdere la speranza anche nelle prove.
Anche noi che siamo stati giustificati viviamo nella grazia. Cosa vuol dire tutto questo per noi? Vuol dire essere pronti alle prove, alle sfide, sapendo che nel vangelo abbiamo tutto il necessario per essere strumenti di avanzamento del regno. Possiamo affrontare la sfida della diversità con la speranza alimentata dallo Spirito Santo nei nostri cuori. Possiamo affrontare le prove della cultura, del lavoro e della nostra città sperando nel già e non ancora della completa redenzione in Cristo. Guardatevi attorno, anche nelle nostre chiese possono sorgere difficoltà, Paolo ci porta a guardare insieme alla speranza del vangelo di Gesù Cristo per rimanere fermi ed uniti nella grazia. Stiamo vivendo questo nelle nostre vite? Sentiamo nei nostri cuori la Speranza nella prova che abbiamo davanti?
3. Miriamo la gloria (6-11)
Gesù Cristo è morto per gli empi mentre non c’era alcuna speranza di salvezza (v6), si è sacrificato per gli ingiusti mostrando un amore innaturale. Molti sarebbero disposti a morire per una persona buona, difficilmente per una persona giusta, ma Gesù Cristo ha pagato sulla croce per gli ingiusti (7-8). Da nemici, coloro che sono stati giustificati per fede, sono stati anche riconciliati con il Padre attraverso la resurrezione del Figlio (9-10) ed in questa verità ci gloriamo in Dio.
Questa è la pazzia del vangelo (1 Cor 1,18). Fratelli e sorelle fermiamoci un attimo a pensare. Gesù è morto sulla croce per il tuo ed il mio peccato mentre con i nostri cuori eravamo li a crocifiggerlo. Il sacrificio è stato per noi che lo rifiutavamo, per noi che ne fuggivamo lontani. Siamo stati riconciliati mentre nascondevamo in tasca il nostro mignolo della riconciliazione. Gesù Cristo ha compiuto la sua opera di salvezza mentre eravamo schiavi del peccato e l’ha estesa a noi attraverso la sola fede e la rigenerazione dello Spirito Santo nei nostri cuori. Ed ora ci gloriamo nella sua vita. Gesù è vivo è questo ha valenza per noi oggi.
Ci gloriamo nella riconciliazione. Paolo parla della gioia. Una vita per noi fatta di gioia nello stato di riconciliazione con il Padre. Non solo una pace ed una speranza ma un vero e proprio stato di felicità donato dal Padre in Cristo (1Pt 1,8-9). In Gesù abbiamo conosciuto il Padre (Giov 14,8-9) e questa verità ci proietta nell’amore trinitario che riempie il nostro cuore della gioia.
Come poteva la chiesa di Roma perdersi nel tribalismo davanti a questa prospettiva? Come possiamo noi perderci nel tribalismo del nostro cuore e non alimentare nella chiesa la gioia profonda in Gesù Cristo? Se stai affrontando la prova, se sei stanco, se hai perso quella pace e quella gioia che hai sperimentato nella riconciliazione con il Padre attraverso il Figlio ora è il momento di essere rinnovato.
Ancora guardati intorno, non sei in una chiesa perfetta, ognuno di noi ha prove e sfide. Tutti abbiamo bisogno di essere trasformati dalla Parola di Dio per essere sempre più simili a Cristo e per essere strumenti di benedizione per la sua chiesa e per l’avanzamento del suo regno. Ravvediti se il tuo cuore è cupo. Torna al vangelo che Paolo predica ai Romani per sperimentare la pace, la gioia e la speranza in Cristo
Non cercare la gioia in chi non può darla. Cercala in Cristo. Se ancora non vivi la sua Pace, se non trovi speranza nella prova, se non conosci una gioia duratura della sua presenza in noi ora è il momento per andare a Gesù. Credi in Gesù Cristo solo lui può riconciliare la tua vita. Ravvediti del tuo peccato contro di Lui e vieni nella chiesa per crescere e per benedire il Suo popolo per l’avanzamento del suo regno per la gloria di Dio.