La famiglia dei credenti - Romani 4,1-25
Ho chiesto il permesso di raccontare questa storia e ringrazio Carlo per avermelo dato. Per gran parte della vita, Carlo ha vissuto pensando di essere figlio unico. Solo pochi mesi fa, ha scoperto che una persona che aveva da sempre creduto essere un suo cugino lontano era in realtà suo fratello, figlio della stessa mamma. Ovviamente, questa novità ha cambiato la relazione tra Carlo e il suo ex-cugino, ora fratello. Le relazioni da formali sono diventate famigliari. Da una relazione “lunga” si è passati ad una “corta”. Da una cortese distanza si è passati ad una vicinanza affettuosa. Hanno scoperto di avere vincoli profondi che prima non erano consapevoli di avere.
Questa storia ci aiuta a capire il cap. 4 di Romani. Paolo sta aiutando i credenti a Roma a superare i conflitti che stanno minando la loro unità. Il gruppo di giudei e quello di non-giudei stavano litigando su cosa fosse lecito mangiare e su quando fosse giusto incontrarsi (cap. 14). Il cibo e il tempo sono i punti della discordia. La lettera è anche una risposta al rischio del disfacimento della chiesa. Paolo non dà consigli generici o ispirati ad un vago compromesso, ma ricorda loro l’evangelo di Gesù Cristo e glielo ripredica. La cura per il problema è l’evangelo. In che senso? Intanto, dice loro che, davanti a Dio, nessuno è superiore o migliore degli altri: siamo tutti peccatori e meritevoli del giusto giudizio di Dio. Poi, dice loro che l’unico Salvatore è Gesù Cristo che ha dato la sua vita per pagare le conseguenze del nostro peccato. In più, dice loro che Dio Padre giustifica chi crede in Gesù Cristo. Siamo tutti peccatori, siamo tutti salvati allo stesso modo (per fede soltanto), siamo tutti salvati dallo stesso Gesù Cristo: giudei e non-giudei. È come se avesse detto: abbassate le armi, smettete di farvi guerra. Davanti a Dio non ci sono credenti di serie A e di serie B. Non è finita. Ora, al cap. 4 fa un passo in più e aggiunge un altro argomento: siccome siete salvati dall’unico Salvatore per fede soltanto, siete anche membra di un’unica famiglia. Non siete estranei, non siete nemici: siete fratelli e sorelle, membri della stessa famiglia.
1. L’unica famiglia il cui padre è Abramo
La famiglia della chiesa è un’unica famiglia in quanto abbiamo un antenato in comune che è Abramo (v.1). Lui è il capo-stipite, il “padre” dei credenti ebrei e anche di quelli non ebrei; lui è il “nostro padre” (v.12), il “padre di noi tutti” (v.11 e 16). L’unità della chiesa è garantita non dalla genetica umana, ma da quella divina che ha chiamato Abramo ad essere il padre di tutti i credenti.
Perché Abramo ci è padre? Abramo è padre perché è stato salvato come noi, per fede soltanto. Anche lui non aveva niente di cui potersi vantare davanti a Dio. Non fu giustificato per opere (v.2). Come lui è stato salvato per fede soltanto, così tutti coloro che sono salvati per fede soltanto, sono suoi discendenti.
- Abramo ci è padre perchè sperimentò il perdono dei peccati (v.6) e godette della benedizione del perdono di cui parla anche il re Davide (vv.6-8). La stessa benedizione è per tutti quelli che sono perdonati, come Abramo loro e nostro padre.
- Abramo è padre di tutti i credenti perché fu giustificato prima di essere circonciso (v.10), cioè prima di essere ebreo. Prima fu giustificato per fede (come tutti i credenti), poi fu circonciso (come solo i giudei). Quindi, tutti i giustificati per fede sono parte della famiglia di cui Abramo è padre.
Paolo sta dicendo: ebrei e non-ebrei credenti, fratelli e sorelle in Cristo di ogni provenienza, siamo una famiglia in Cristo e abbiamo Abramo come padre comune. Siamo in Cristo che è da sempre e abbiamo Abramo come padre che ha visto il giorno di Cristo e se ne è rallegrato (Giovanni 5,56-58). Nessuno può dire a un altro credente: “tu non appartieni alla chiesa”. Siamo la famiglia di Dio, una famiglia certamente variopinta, diversificata, a volte complessa, non sempre performante, a volte deludente, … ma siamo una famiglia sola avente Abramo come padre. Siamo fratelli e sorelle in Cristo: impariamo ad amarci e a vivere insieme a Roma allora e a Roma ora e per sempre!
2. L’unica famiglia di beati ed eredi
Siamo parte della famiglia di Dio perché siamo uniti a Cristo e siamo uniti gli uni agli altri essendo tutti giustificati per fede soltanto. Questo è il frutto della giustificazione per fede: una nuova comunità, una nuova umanità, un’unica famiglia di credenti che ha Abramo come padre. Abbiamo una stessa storia collettiva, apparteniamo tutti alla stessa famiglia, abbiamo legami profondi tra noi non per la nostra provenienza o nazionalità, ma per la nostra fraternità e sororità in Cristo. Questo era un miracolo nell’antica Roma (gente senza legami biologici, linguistici, culturali) formare la famiglia di Dio e questo è il miracolo a Roma oggi!
Nel corso dei secoli, spesso si è sentito dire e ancora oggi si sente dire: “la giustificazione è una cosa astratta, giuridica, lontana dalla vita”. Al contrario, è l’opera di Dio che in Cristo riconcilia a Sé l’umanità credente formando legami spirituali che vanno oltre la genetica, la biologia e la cultura. Sono legami che vanno anche oltre il tempo in quanto rimarranno per l’eternità.
C’è di più. Paolo dice che, oltre ad avere lo stesso padre Abramo, i membri giustificati della famiglia sono beati, felici, benedetti, proprio come Abramo e, come se non bastasse, anche come il re Davide. In cosa consiste la loro felicità? In questo: i loro peccati sono perdonati. Essi non sono più addebitati loro perché sono stati pagati da Cristo (vv.7-8). La giustificazione porta con sé in dote la felicità: un peso sollevato, un fardello tolto, una condanna cancellata! E grazie a ciò: il sollievo del perdono, la gioia della comunione con Dio e la fraternità/sororità con i credenti.
C’è ancora di più. La famiglia dei giustificati e il cui padre è Abramo ha ricevuto anche un’eredità per fede (vv.13-14) e anche sicura (v.16). Ad Abramo Dio promise una terra, una numerosa discendenza e benedizioni per tutto il mondo (Genesi 15). Cristo l’ha adempiuta e chi è giustificato in Cristo riceve questa eredità: qui Paolo la riassume addirittura come “eredità del mondo” (v.13). Cioè siamo eredi della vita eterna (ora e per sempre) e della creazione (quella attuale e quella nuova): “tutto è vostro” (1 Corinzi 3,22b). Per gli antichi credenti romani, ciò significava che il cibo era loro e il tempo era loro: non dovevano essere motivi di conflitto, ma di gratitudine e condivisione, come famiglia di Dio! Per noi significa che, in Cristo, Dio ci ha donato la vita intera: essa va riscoperta e vissuta insieme per la sua gloria!
3. L’unica famiglia che si fida di Dio
Grazie all’opera di Gesù Cristo, Abramo è il padre della nostra famiglia nella fede. Lui ha creduto come noi; lui è stato giustificato come noi; lui ha ricevuto la beatitudine del perdono e l’eredità del mondo, come noi. Siamo la famiglia di Dio. Le nostre differenza e diversità, che rimangono, vanno vissute a partire dalla nostra unità in Cristo. Impariamo a vivere le nostre diversità nel contesto della famiglia di Cristo.
In quanto padre di noi tutti, Abramo è anche per noi un esempio di fede a cui guardare e da imitare. I credenti in Cristo, infatti, “seguono le orme di Abramo” (v.12). Come lui, sperando contro speranza (v.18), non vengono meno nella fede (v.19), non vacillano per incredulità (v.20), sono fortificati nella fede (v.20), nutrendo una piena convinzione nell’onnipotenza di Dio per dare gloria a Lui in tutto (v.21). Abramo fu un uomo che si fidò di Dio e imparò a fidarsi di Dio in ogni momento della vita. Come nostro padre nella fede, è un esempio da imitare.
Di chi ti fidi tu? A chi ti affidi tu? Non imitare modelli famigliari malsani. Segui le orme di Abramo che si è affidato a Dio. Seguiamo le orme dei nostri fratelli e sorelle maggiori nella fede. “Per fede Abramo ubbidì e partì senza sapere dove andava … Lui aspettava la città che ha le vere fondamenta e il cui architetto e costruttore è Dio” (Ebrei 11,8-10). Per fede, seguiamo la stessa via e facciamo vedere a Roma cosa significa essere la nuova famiglia di Dio di persone giustificate per fede soltanto grazie a Cristo soltanto.