Regalità alla prova dell’ubbidienza - 1 Samuele 15,1-35

A Roma, essere una buona comunità regale significa ubbidire in modo integrale alla Parola di Dio, non in modo “my way”. Significa non mascherare il proprio peccato ma chiamarlo per nome e pentirsi. E’ meglio essere accettati da Dio che fare “bella figura” davanti agli uomini. Vuol dire anche assumersi le proprie responsabilità e riconoscere il proprio peccato senza addossare ad altri la colpa. Vogliamo essere una comunità regale così?

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Regalità diffusa - 1 Samuele 14,24-52

Quando parliamo di re abbiamo in mente una persona con la corona, che siede su un trono, che decide per gli altri e a cui tutti ubbidiscono. Da un lato c’è il re, uno, dall’altra ci sono i sudditi, tanti. Questa immagine di regalità è molto forte. Però non ci aiuta a pensare a come noi possiamo essere una comunità regale, cioè una chiesa che vive l’ordine di Dio in ogni ambito della vita.

Il nostro essere chiesa regale non è limitato a una persona (il pastore, il vescovo) o a un gruppo ristretto di persone (gli anziani, i diaconi). Al contrario, è una chiamata di tutta la chiesa cristiana a vivere in modo guarito e giusto e a farlo in rete. Questo episodio ci parla appunto di una regalità collettiva, di una regalità di popolo, e ci insegna ad esercitare insieme la nostra chiamata ad essere una comunità regale.

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Con molta o poca gente - 1 Samuele 14,1-23

‘Andrà tutto bene’, quante volte, in questi giorni di emergenza sanitaria abbiamo ascoltato questo slogan? Dopo la tempesta arriverà l’arcobaleno e finalmente ‘andrà tutto bene’. È questo il significato di questo disegno che ormai vediamo tutti i giorni fuori dalle nostre finestre o nei programmi televisivi. Siamo circondati da un nemico, un coronavirus rapido e resistente, e ad oggi non abbiamo i mezzi per sconfiggerlo, non abbiamo le forze per attaccarlo, possiamo solo attendere che passi, chiusi nelle nostre case e sperare che lo faccia in fretta facendo meno danni possibili.

Mentre con attenzione seguiamo le direttive del nostro governo stando nelle nostre case, ricordiamo a noi stessi che, come Israele, come Saul e come Gionatan, anche noi siamo coinvolti in una battaglia Spirituale. Come lo era Israele, anche la chiesa oggi è continuamente sotto l’attacco del peccato e del tentatore. Come un virus infettante il peccato cerca di rinchiuderci nelle nostre case o sotto un albero di melagrane come Re falliti a dirci “andrà tutto bene”. Ma questo ricco capitolo 14 di 1 Samuele ci insegna 3 lezioni sulla nostra chiamata regale. Possiamo essere: Re coraggiosi, anche con poche risorse, Re avanzanti, anche nei terreni impervi, Re vittoriosi, anche nell’impossibile.

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“Perché calpestate i miei sacrifici…” Lo scandalo dei cuori insoddisfatti - 1 Samuele 2:11-36

Un cuore insoddisfatto crea disfunzione e alleva il peccato. Ostacola la nostra lode. Ostacola la nostra testimonianza e può portare le persone lontane da Dio invece che verso di Lui. Ci ruba dell’essere ministri del Vangelo. Ma un cuore che è soddisfatto in Cristo ci permette di vivere e di sperimentare la Shalom di Dio, la pace di Dio, e di servire come i suoi sacerdoti umili e fedeli in questa città difficile.

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