Ridefinizioni nel regno - Luca 20,27-21,4

 
 

Questa settimana è iniziata la scuola a Roma per la maggior parte dei nostri piccoli. È iniziata una nuova stagione di apprendimento della lettura, della scrittura e del pensiero critico. Ogni giorno i nostri bambini ricevono ogni sorta di nuove informazioni che modellano la loro comprensione del mondo. Ricevono nuove chiavi di lettura e iniziano a vedere le cose in modo diverso, perché la loro comprensione della realtà viene ridefinita alla luce di nuove informazioni e nuove esperienze. Ci siamo passati tutti. Ma non finisce con l'età. Ci sono momenti in cui ci vengono presentate nuove informazioni o nuove esperienze che trasformano il nostro modo di pensare. Lo chiamiamo cambiamento di paradigma, quando le nostre ipotesi vengono messe in discussione e la nostra comprensione del mondo viene ridefinita in modo da vedere il mondo attraverso nuove lenti.

Come definiamo cosa è giusto e cosa è sbagliato? Cosa è buono e accettabile e cosa va rifiutato? Esiste un Dio e, se sì, com'è? Qual è lo scopo della vita? C'è vita oltre la morte? Queste sono domande fondamentali nella vita, e ci sono molte opinioni su come rispondere al meglio. Le sfide alle nostre convinzioni in merito a queste domande riguarderanno sempre tre aspetti: Qual è il ragionamento che ci spinge a credere?  Su cosa basiamo la nostra autorità per tale convinzione? E che differenza ha questa convinzione per il nostro modo di vivere?

La storia che abbiamo appena letto conclude la sezione di Luca in cui i capi religiosi contestano l'autorità di Gesù (20,1-26). Gesù era arrivato al Tempio di Gerusalemme (19,28), aveva rovesciato alcuni tavoli (19,45) e aveva iniziato a insegnare al popolo (19,47). Era popolare e stava facendo una bella scena. Chi era quest'uomo che agiva e parlava con tale autorità da sfidare la cultura religiosa del tempo? Come abbiamo appreso la settimana scorsa, i capi religiosi cercarono di intrappolare Gesù e di minarne l'autorità attraverso una serie di domande. Ogni volta che cercavano di intrappolare Gesù con una domanda difficile, egli rispondeva in modo tale da rivelare le loro intenzioni sbagliate e il loro cuore indurito. Questa volta, un gruppo chiamato i Sadducei cercò di trascinare Cristo in un dibattito che durava da anni e che riguardava la resurrezione. Quello che vedremo, è che la risposta che Gesù diede cercò di cambiare il loro parardigma. Con l'arrivo del regno di Dio c'era l'opportunità di ridefinire la realtà, la comprensione umana, le abitudini umane, l'impegno con Dio, con gli altri e con il mondo in cui viviamo. Le parole di Gesù in questa storia ridefiniscono la realtà. Amici, con l'arrivo del suo regno, anche noi siamo chiamati stasera a riorientare i nostri ragionamenti, a rinnovare le nostre aspettative e a riformare il nostro culto. Il maestro è arrivato. Andiamo a scuola! 

1. In Cristo, riorienta il tuo ragionamento (27-40)
I Sadducei erano l'élite dei leader pubblici e religiosi. Erano felici di mantenere le loro posizioni di potere attraverso la sottomissione a Roma. Per quanto riguarda le Sacre Scritture, credevano che la rivelazione di Dio si trovasse solo nei primi cinque libri dell'Antico Testamento scritti da Mosè. Negavano l'esistenza degli angeli, dei demoni e della risurrezione. Negavano la possibilità della vita dopo la morte. E anche loro erano pronti a minare l'autorità di Gesù, mettendo alla prova la sua conoscenza delle Scritture con una domanda sul matrimonio nell'aldilà. Nei versetti 27-33 abbiamo sentito questo indovinello sulla donna che aveva perso 7 mariti, tutti fratelli. Secondo la Legge di Mosè (Dt 25,5-6), se il marito di una donna era morto e se lei non aveva figli che potessero prendersi cura di lei, il fratello dell'uomo deceduto doveva sposare la vedova e provvedere a lei. Essi pensavano che Mosè negasse la risurrezione perché la Legge di Dio sarebbe stata violata se una donna risorta avesse avuto più di un marito. Se Gesù non fosse stato in  accordo con loro, sarebbe stato in disaccordo con Mosè. Quindi sarebbe stato in disaccordo con le Sacre Scritture e l’avrebbero ritenuto un falso maestro. 

Però, Gesù, il vero maestro, li porta alla sua scuola e contesta i loro ragionamenti. Si appella anche alle parole di Mosè. Soprattutto si appella alle parole stesse di Dio. Gesù per prima cosa ridefinisce la loro comprensione delle relazioni nella risurrezione. Nei versetti 34-36 dice che l'istituzione di Dio del matrimonio in questo tempo non vale per il tempo a venire. In questa epoca moriamo. Il matrimonio è stato istituito per procreare e riempire la terra. Ma nell'età futura non c'è più la morte. I figli di Dio hanno la vita eterna e non hanno bisogno di procreare, e quindi in questo senso saranno come gli angeli (36). Il matrimonio è stato istituito anche come riflesso della relazione d'amore eterna tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Dimostra il dono sacrificale di sé, in quanto marito e moglie si servono reciprocamente in modo sacrificale. In questa epoca riflette in modo imperfetto quello che sarà il futuro rapporto perfetto e puro tra Dio e uomo attraverso la loro unione al Figlio. Per questo la Chiesa è chiamata la sposa di Cristo. Se amate essere sposati, o se desiderate essere sposati, sappiate che l'unione con Cristo nell'era a venire darà più soddisfazione e più gioia di qualsiasi relazione nell'era attuale. Gesù sta dicendo che i loro ragionamenti devono essere riorientati verso l'età a venire, e non essere miopi, con lo sguardo rivolto solo all'età attuale. Hai uno sguardo che va oltre il presente?

Sebbene il tema del dibattito sia il  matrimonio nella risurrezione, il matrimonio non è il punto in questione. È la verità della risurrezione. Ma più che la verità della risurrezione, il punto è la base della fede nella risurrezione. Ecco perché Gesù dimostra con le parole stesse di Dio che Mosè credeva nella vita dopo la morte. Nei versetti 37-38 ricorda la descrizione di Mosè del suo incontro con Dio. La troviamo in Esodo 3,6, dove Yahweh parlò dal roveto ardente dicendo: "Io sono il Dio di tuo padre Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe".  Dio non disse: "Io ero il Dio di tuo padre Abramo". Ha detto: "Io sono il Dio di tuo padre Abramo". Non è al passato, ma al presente. Egli è ancora il Dio di Abramo. C'è vita dopo la morte. In quel momento il dibattito era finito. I Sadducei persero il confronto per colpa loro, perché il loro ragionamento era sbagliato. In entrambi i casi Gesù dimostrò ai sadducei che non comprendevano le Scritture (Mt 22,29) perché il loro ragionamento su di esse era errato. Si basava sulla loro lunga tradizione che rifiutava altre Scritture. Ma soprattutto era errato perché avevano rifiutato colui che l'aveva pronunciata: avevano rifiutato l'autorità del Figlio. Solo in Cristo, il loro ragionamento poteva essere riorientato in modo da comprendere correttamente la verità della parola di Dio. E lo stesso vale per noi.

Possiamo negare il soprannaturale e i miracoli. Possiamo imparare a memoria la tradizione. Possiamo studiare la teologia. Possiamo conoscere gli insegnamenti principali della Chiesa. Possiamo andare in chiesa e ricevere la Cena del Signore. Possiamo memorizzare le Scritture. Ma se la lente attraverso la quale comprendiamo le Scritture non è Cristo, allora saremo certamente sviati. Diventeremo induriti nel nostro cuore. Ci preme di più rimanere attaccati alla nostra tradizione e litigare con gli altri, o riorientare il nostro ragionamento sulla persona di Cristo? Lui è la chiave per comprendere le Scritture, il matrimonio, la vita e la morte, e Dio stesso. Se non riconosciamo l'autorità di Cristo e della Parola di Dio, avere nozioni teologiche sconesse e parziali non riuscirà a trasformare i nostri cuori. La nostra conoscenza teologica deve essere radicata e sottomessa a Dio e alla totalità della sua Parola. Solo così produrrà vite santificate e frutti graditi a Dio. Negando la totalità della parola di Dio, e negando l'esistenza di una resurrezione, i Sadducei eliminarono metà del’Evangelo. Senza resurrezione, non c'è speranza per i redenti, non c'è giudizio finale per il male, non c'è bisogno di misericordia (espiazione) e quindi non c'è l’Evangelo. Questa sfida alla salvezza di Dio costrinse Gesù a rispondere con una ridefinizione del regno. In Cristo, riorienta il tuo ragionamento.

2. In Cristo, rinnova le tue aspettative (41-44; cfr. 2 Sam 7,12, 16 & Isa 9,6-7; Salmo 110,1)
Per riorientare il nostro ragionamento in Cristo, dobbiamo riconoscere chi egli è veramente. Al termine di questo affronto all'autorità di Gesù, il Maestro ebbe l'ultima parola. Gesù aveva un'ultima domanda da proporre. Doveva sfidare i presupposti dei capi religiosi. Quando in Cristo riorientiamo il nostro ragionamento, le nostre aspettative sulla vita saranno messe in discussione. È stato così nel dibattito sul matrimonio e sulla risurrezione. Ma era vero anche per quanto riguarda il ruolo del Messia promesso da Dio. Chi era il Messia? Che tipo di regno avrebbe avuto? Quando sarebbe venuto?

Tutti sapevano che il Messia sarebbe stato l'erede di Davide, il più grande re d'Israele (2 Sam 7,12, 16; Is 9,6-7). L'aspettativa era che il re che doveva venire sarebbe stato un re terreno che avrebbe ristabilito un regno terreno, sotto il quale tutte le nazioni si sarebbero sottomesse all'Israele nazionale appena restaurato. Nei versetti 41-44 Gesù sfida questo assunto. Chiede come il Cristo possa essere figlio del re Davide. Potrebbe sembrare una domanda semplice, se non fosse per le parole pronunciate da Davide nel Salmo 110,1. Riferendosi al Messia in arrivo, il re Davide disse: "Il Signore disse al mio Signore: ‘Siedi alla mia destra, finché io abbia messo i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi’".

La domanda che Gesù pone è la seguente: come mai il re Davide ha potuto chiamare suo figlio Signore (44)? I figli erano subordinati ai padri. I padri avevano sempre l'onore più elevato. Il re Davide era considerato il più grande re della storia di Israele. Com'è possibile, allora, che Davide si riferisca al Messia come al suo Signore? È un'altra inversione del regno di Cristo. Le Scritture dicono chiaramente che Gesù era un discendente del re Davide, ma la domanda di Gesù presuppone che sia molto di più. Egli è il Figlio di Dio. Per questo Davide poteva chiamarlo suo Signore. Solo se Gesù è Dio, oltre che uomo, sia umano che divino, l'enigma può essere risolto. Avevano bisogno di rinnovare le loro aspettative alla luce di Cristo.

Inoltre, solo se Gesù è allo stesso tempo umano e divino, può veramente salvare il popolo di Dio. Gesù era il Cristo venuto a stabilire il regno di Dio. Ma non si trattava di un regno terreno, come tutti avevano pensato. È un regno celeste reso possibile dall'obbedienza di Gesù che ha offerto la sua vita in sacrificio per il perdono del popolo di Dio. Si tratta di un'altra ridefinizione del regno. Il Cristo, Gesù Cristo, 100% umano e 100% divino, due nature in una persona, è venuto a proclamare la sua autorità, a dare la sua vita per il popolo di Dio e a stabilire il regno di Dio. Egli regna come Re. Perché? Perché non è morto! Come uomo, ha pagato per i peccati degli uomini sulla croce. Come Dio, la morte non ha potuto trattenerlo. È risorto, siede alla destra del Padre e detiene tutta l'autorità sulla creazione, che vi sottomettiate o meno.

Amici, siete pronti a ridefinire le nostre aspettative su Gesù? Chi è per voi? Lo vedete come un buon insegnante? Solo un altro dei profeti di Dio? Pensate che fosse un mito? Forse pensate che fosse un pazzo? Le parole stesse di Gesù vi invitano a rinnovare le vostre ipotesi su di lui. Egli è il Figlio di Davide, l’eterno Figlio di Dio, e regna con ogni autorità. Ci chiama a pentirci dei nostri falsi presupposti. A vedere, attraverso un ragionamento coerente, chi è lui - Dio Figlio in carne e ossa -, chi siete voi - peccatori bisognosi di essere salvati dal giudizio di Dio - e a confessare il vostro bisogno di riconoscerlo come il Signore e il Salvatore della vostra vita. Solo così c'è speranza in questo tempo e in quello a venire. In Cristo, rinnova le tue aspettative. Il Figlio può essere esaltato, e i morti possono vivere, solo perché il Dio-uomo Gesù Cristo è risorto per sconfiggere la morte. Nessun Re nessuna resurrezione. Nessuna resurrezione, nessuna salvezza. Cristo è il Re. Cristo è risorto. Ti sottometterai a Gesù, il Re vivente? 

3. In Cristo, riforma il tuo culto (45-21,4)
Questo ci porta alle ultime due storie di questo passo della Scrittura. Qui vediamo due tipi di persone e due tipi di culto religioso nello stesso luogo di culto. Nei versetti 45-47, Gesù ci avverte di evitare coloro che praticano la loro religione in modo da attirare l'attenzione della gente. In primo luogo, egli mette in guardia dall'ipocrisia di coloro che pregano per essere notati, che vogliono apparire santi, che cercano favori, ricchezze, uno status elevato (46). Sfruttano proprio le persone che devono aiutare. Rubano alle vedove che sono state chiamate a proteggere (47). Queste sono le persone che sanno cosa richiede la Legge di Dio, ma si rifiutano di obbedire. Gesù ha detto che la loro condanna sarà maggiore (47).

Poi, nel capitolo 21, versetti 1-4, Gesù indica una povera vedova che era venuta al tempio per dare tutto ciò che aveva per vivere come offerta al Signore. I ricchi si erano messi in fila per dare le loro offerte, offerte molto elevate. Nel tempio c'erano 13 corni d'ariete capovolti dove la gente metteva le proprie offerte. La parte superiore del corno era quella piccola, così nessuno poteva infilare le mani nel secchio dell'offerta. Quindi si può solo immaginare il tempo necessario a una persona ricca per inserire tutta la sua offerta. La loro richezza era messa in risalto! Imaginate il suono costante delle monete che venivano inserite e scendevano attraverso il corno  nei contenitori delle offerte. TINTINNIO, TINTINNIO, TINTINNIO, TINTINNIO, TINTINNIO, e così via. Poi questa povera vedova si avvicina con il più piccolo dono possibile che una persona possa fare e, tintinnio. La sua povertà è stata notata. Ma cosa dice Gesù? Dice che quella povera vedova ha dato più di tutti i ricchi messi insieme (21,3-4). Perché? Perché mentre i ricchi davano dalla loro abbondanza, lei diede con sacrificio tutto ciò che aveva a Dio.

Fratelli e sorelle, il forte rimprovero di Gesù agli ipocriti e ai ricchi è il suo modo di dire: non siate come quelle persone! Amavano essere amati. Amavano essere stimati. Amavano essere visti. Amavano essere apprezzati. Amavano quando la gente dichiarava: "Wow! Sei incredibile! Sei così talentuoso! Sei così santo! Sei così generosa! Ma sapete cosa dichiara l’offerta della povera vedova? Wow! Dio, TU sei così sorprendente! Tu sei così santo! TU sei così generoso! Ti offro tutto me stesso e tutto che ho! Confido che Tu ti prendarai cura di me, perché sei così amorevole verso il tuo popolo!

Amici, Roma è una città che offre ampie opportunità per un culto ipocrita. Gesù sta dicendo che non è la vostra partecipazione al culto che vi fa guadagnare il favore di Dio. Non è la quantità di opere buone che compi. Non è la somma delle offerte che fai. È la condizione del tuo cuore. Gesù ci chiede di ridefinire il nostro concetto di culto e di riformarlo alla luce di Cristo e della Parola di Dio. In Cristo, riforma il tuo culto. È solo per grazia di Dio e per la sola fede nell'opera del Figlio, che siamo perdonati, accettati e ci viene donata una nuova vita. Questo porta ad un culto umile e contrassegnato dal sacrificio. Gesù ha detto che i poveri di spirito erediteranno il Regno di Dio (Luca 6,20-21). Che tu possa venire a Cristo povero in spirito, affinché tu possa essere un figlio della resurrezione. Come questa vedova che non aveva nulla di valore da offrire in cambio della grazia di Dio, così noi veniamo da Lui senza nulla, per ricevere il suo perdono e la sua misericordia per fede.

Fratelli e sorelle, Gesù ci invita a pentirci di qualsiasi forma di orgoglio spirituale. Puoi essere stato un cristiano per 25 anni. Questo non significa che tu non sia immune dall'orgoglio spirituale. Un segno sicuro che ci dice che dobbiamo ascoltare l'avvertimento di Cristo qui, è quando ci paragoniamo ad altri cristiani e pensiamo di essere migliori di loro. Quando diciamo e pensiamo: "Sono il cristiano migliore; Sono il cristiano più serio; non è ovvio?” Quando ci comportiamo così, sminuiamo la gravità del nostro peccato e la potenza della croce, e distruggiamo il nostro culto a Dio. In Cristo, riforma il tuo culto. Che la nostra adorazione sia un'adorazione sacrificale che scaturisce da cuori grati che sono stati trasformati dalla potenza della grazia di Dio.

In conclusione, l'arrivo del regno di Cristo chiama tutti a ridefinire la comprensione di Dio e di noi stessi alla luce della Sua Parola. Cambia il tuo paradigma. Il Maestro è venuto a insegnarci la verità perché Gesù è la Verità. Nella lezione di oggi abbiamo imparato che è venuto a capovolgere tutto. Il ragionamento umano si sottomette alla rivelazione divina. I re terreni si sottomettono al Figlio Re celeste. I poveri danno più dei ricchi. Il sistema di valori terreno si sottomette a quello celeste. Il Regno ridefinisce il nostro modo di pensare e il nostro modo di sottometterci, portandoci a servire Cristo e gli altri per la sua gloria, non per la nostra. Cristo è risorto: riorienta il tuo ragionamento. Cristo è Re: rinnova le tue aspettative. Cristo solo salva e trasforma: riforma il tuo culto. 

Preghiamo.
Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, ridefinisci la nostra comprensione di te. Ti chiediamo che le tue parole portino frutto nei nostri cuori. Frutto di un riorientamento della nostra ragione nella sottomissione alla tua parola. Frutto di un rinnovamento delle nostre aspettative nei confronti di Cristo e di ciò che la sua Signoria significa per noi: speranza, perdono, sicurezza, vita eterna, un cambiamento reale che ci permetta di riflettere il tuo amore in questa città. Che tu possa trasformare i cuori questa sera, affinché tutti qui possano sperimentare la tua grazia e confidare nell'opera di Cristo SOLO per la loro salvezza eterna. Ti chiediamo queste cose nel nome di Gesù. Amen.


Grazie a tutti coloro che sostengono la Chiesa Breccia di Roma con le loro offerte.